Giardino di Villa Raimondi

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Giardino di Villa Raimondi 2017-07-23T20:35:48+00:00

Villa Raimondi

Indirizzo: Viale Raimondi, 51, 22070 Vertemate Con Minoprio COlogo-fondazione-minoprio
Ente proprietario:

Originariamente di proprietà della Famiglia Raimondi, a partire dal 1896 la villa fu oggetto di una serie di passaggi di proprietà, fino al 1926 quando Enrico Sibilia l’acquisto per donarla infine nel 1962 alla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde. Dai primi anni ’80, con l’istituzione della Fondazione Minoprio, la Villa, il Giardino e gli annessi (serre, complesso scolastico, convitto, tenuta superiore – frutteto) sono di proprietà della Regione Lombardia.

Tipologia dell’impianto: informale, parco paesistico.

Estensione: 70.000 mq.

Datazione: XVII secolo, con successive modifiche.

Accessibilità: il giardino è aperto in occasione di eventi particolari o nel mese di aprile con la manifestazione Fiori&Colori e nel mese di ottobre con la manifestazione Frutti&Colori d’Autunno le domeniche e i festivi d

alle 10.00 alle 17.30 con orario continuato.

 

Destinazione d’uso attuale: 

il parco è attualmente sede della Fondazione Minoprio, ospita le esercitazioni didattiche e le sperimentazioni in campo florovivaistico della Scuola e della Fondazione Minoprio. Inoltre il parco, per il suo ricco e vario patrimonio arboreo e arbustivo è considerato parco botanico, visitato annualmente da oltre 40.000 visitatori.

Attuale offerta di servizi fruitivi:

Il giardino è utilizzato da differenti tipologie di fruitori con diversi scopi.

Il parco è laboratorio di giardinaggio e manutenzione del verde per gli allievi che frequentano la scuola di Minoprio, può essere visitato dal pubblico in occasione delle manifestazioni Fiori&Colori e Frutti&Colori d’Autunno, durante le quali possono avvalersi di visite guidate di tecnici esperti, servizio catering e bar, mostre d’arte ed eventi tematici. Inoltre nell’anno si organizzano eventi speciali di apertura al pubblico con particolari tematiche, esposizioni e manifestazioni di settore, eventi privati (matrimoni, eventi aziendali, set fotografici, ecc..)

Nell’ambito della sua ormai cinquantennale attività di formazione, la Fondazione Minoprio propone a gruppi e scolaresche specifici percorsi guidati con la finalità di fornire conoscenze di carattere botanico, di educazione ambientale, alimentare o più direttamente scientifica. L’impegno in diverse azioni rivolte ai più giovani, ma non solo, vuole raggiungere l’obiettivo di una loro sensibilizzazione al mondo del verde e al rispetto della natura. Questo impegno si traduce nell’organizzazione di percorsi didattici che prevedono visite agli orti e al frutteto di Minoprio, stimolando una comprensione delle relazioni esistenti tra sistemi produttivi, consumi alimentari e salvaguardia dell’ambiente.

Negli anni le classiche visite al parco e al frutteto sono state affiancate dai percorsi sul miele, l’orto, il disegno botanico, il compostaggio, i fiori eduli, i cinque sensi, sono stati aggiunti diversi laboratori di degustazioni di mele o di frutta tropicale e di cioccolato, di composizioni primaverili o natalizie, di confezionamento di Stelle di Natale oltre ai più tradizionali laboratori di semina e rinvaso: sono ormai ben quindici i percorsi guidati tra cui si può scegliere.

Descrizione del giardino

Villa Raimondi è il punto di acceso al parco per tutti i visitatori, impostata su una pianta a “C” con una corte aperta verso est, quindi in direzione del fiume Seveso e degli abitati di Cucciago e Cantù. I lati sud e ovest sono costituiti da un corpo di fabbrica a due piani, che ospitano i locali di rappresentanza e gli uffici, mentre l’ala nord è costituita da un salone convegni ad un solo piano e dalla piccola cappella con antistante porticato che chiude parzialmente la corte.

La facciata ovest, di ingresso, è scandita da semplici lesene bugnate che sottolineano il corpo centrale lievemente sporgente. Presenta un disegno simmetrico e culmina nel timpano sommitale in corrispondenza del portale d’ingresso e del soprastante balcone centrale.

Il prospetto sud, affacciato verso il giardino, appare più semplice ed è caratterizzato da due ali terminali leggermente sporgenti, incorniciate da lesene bugnate. Lo stesso motivo a bugnato e presente anche sul prospetto est mentre le facciate sulla corte interna appaiono prive di decorazioni. Al centro del lato corto si apre un portico di tre campate su colonne doriche in corrispondenza del portone di ingresso. Infine l’ala nord del fabbricato presenta una lunga parete vetrata, frutto di un intervento moderno, e un portico terminale a sei campate su colonne e pilastri.

Dalla villa si aprono le due prospettive più strutturate: l’una in direzione est che dal cortile d’ingresso si apre verso la collina di Cucciago, definita da un filare di cipressi e da una gruppo arboreo tra cui spicca una monumentale magnolia, l’altra in direzione sud che dal salone principale della villa ape la vista verso il viale che conduce alla fontana e oltre, perdendosi nelle aree produttive dentro e fuori la proprietà.

Il percorso di visita parte proprio dal percorso che attraversa la porzione più storica del giardino che dal cortile scende in direzione est per poi risalire, attraverso un percorso in terra battuta che si snoda tra il boschetto di conifere, tra cui spiccano un gruppo di tassi, la collezione di azalee e rododendri, la monumentale magnolia e il gruppo arboreo arbustivo che nasconde la breve scarpata, verso la zona sud della villa. Nel piazzale antistante l’accesso al giardino dalla villa, dopo aver ammirato la magnifica sophora pendula, si prosegue in direzione sud lungo il percorso principale che taglia una porzione di giardino caratterizzato da una bella collezione di piante adatte a terreni acidi racchiuse tra macchie arboree. In particolare la barriera visiva che accompagna il lato ovest del percorso è caratterizzata da una composizione di statue che punteggiano il percorso dietro le quali un filare di carpini di grandi dimensioni chiude la vista verso l’abitato di Minoprio.

La prospettiva centrale è divisa in due parti dalla presenza della fontana circolare con zampillo che permette la ripartizione del percorso in quattro direzioni: l’uno in direzione del complesso scuola-convitto; due paralleli ma suddivisi da un grande prato in direzione sud caratterizzato da una collezione di peonie arboree e arbustive racchiuse da una quinta arborea e arbustiva di grande varietà e interesse che chiude la vista verso la scuola; uno in direzione della porzione centrale del parco.

La parte centrale del parco è caratterizzata da un grande prato di forma vagamente ovale, attorno al quale si snoda un percorso accompagnato dai gruppi arborei di maggiore pregio, chiuso a nord da un’area suddivisa in piccoli lotti geometrici destinati alla sperimentazione e ai laboratori degli allievi. Infatti nel corso degli anni in alcuni di questi piccoli lotti gli allievi hanno realizzato piccoli giardini tematici di carattere temporaneo, mentre in altri lotti si sono inserite piccole collezioni, di rose, di glicini, di piante aromatiche, funzionali alla realizzazione dei percorsi didattici delle scolaresche in visita al giardino. Recentemente si è realizzato un piccolo gazebo in ferro con rose rampicanti in uno dei lotti che si affacciano sul grande prato utilizzato come punto di sosta e belvedere.

Il percorso prosegue ancora in direzione del complesso delle serre costeggiato da un lato da una interessante e ricca collezione di camelie mentre dal lato opposto un boschetto di aceri giapponesi destano grande interesse in tutti i visitatori del parco.

Si arriva alla grande area destinata alle produzioni, dove si concentrano le serre: di collezione mediterranea e tropicale, di sperimentazione, per la coltivazione e allevamento delle piante. Attorno a questi spazi si trovano spazi destinati alla sperimentazione all’aperto, spazi destinati a vivaio, spazi destinati alla realizzazione degli esami degli allievi del corso professionale che annualmente realizzano piccoli giardini temporanei. Di particolare interesse in questa parte del giardino è anche il grande orto coltivato con finalità didattiche e per la strutturazione di percorsi di ecoturismo, racchiuso da un filare di vite maritata a castagno, realizzato in epoca recente.

Lasciando l’area della produzioni agricole il percorso risale tra gruppi arborei di grande pregio e attrezzature per lo sport e il tempo libero in direzione dell’uscita del giardino, nei pressi della quale è stata inaugurata lo scorso 26 settembre una aiuola di nuova realizzazione dal titolo “La semina del tempo” composta da una meridiana verde con gnomone in acciaio corten, a simboleggiare la chiusura delle celebrazioni del cinquantesimo anno di attività della Scuola di Minoprio e sottolineare il connubio tra la scuola e i suoi ex allievi.

 

Storia del giardino

Villa Raimondi fu probabilmente realizzata sul sedime di un precedente edificio appartenente alla famiglia Della Porta, feudatari di Vertemate, successivamente pervenuta ai Raimondi, una delle più ricche famiglie comasche. La loro residenza principale era costituita da un palazzo all’interno della città murata, ma nel corso dei secoli i Raimondi furono proprietari di numerose altre possessioni nel territorio comasco.

La prima indicazione documentale che testimonia l’esistenza di una proprietà a Minoprio è del 1520 nel quale sono elencate diverse possessioni con beni mobili e immobili site nel territorio di Minoprio pieve di Fino, di proprietà Albricci. Nell’Estimo del 1537, relativo alla città di Como, vengono indicate una casa in Como, in cui i Raimondi abitavano, e i beni di Minoprio.

Alla prima sommaria indicazione della possessione Raimondi di Minoprio si aggiunge una descrizione più puntuale, inserita nell’Estimo di Como del 1591, in base alla quale risulta la presenza di una possessione agricola con finalità produttive e di un immobile residenziale con caratteristiche adeguate alle esigenze di una famiglia patrizia, disposta su due piani alla quale sono uniti un cortile, una casa da massaro e una torchiera.

Questo primo nucleo del possedimento di Minoprio fu poi oggetto, a partire dal 1665, di un intervento voluto da Raimondo Raimondi, di interventi di ristrutturazione di edifici esistenti e non di nuove edificazioni, l’intervento a Minoprio sembra essersi limitato alla sola abitazione padronale, destinata a un uso saltuario e sicuramente più modesta del palazzo di famiglia in Como.

Altri lavori, di minore entità e probabilmente destinati alla sistemazione degli interni sono documentati alla fine del XVII secolo, però non e possibile individuare con precisione le aree oggetto di intervento e stabilire l’entità delle modifiche realizzate, che possono comunque essere ricondotte a un probabile adeguamento della casa alle esigenze della famiglia.

Attraverso la lettura dei numerosi inventari che si sono susseguiti è possibile comprendere come già dal primo ‘700 il complesso di Minoprio viene descritto come “casa una da nobile con giardino, e cantina e torchio, stalla e cassina con tutte le sue comodità li possa bisognare”. A questa data è già presente un portico sul cortile e l’edificio comprende diversi ambienti disposti su due piani e collegati fra loro da uno scalone, altri ambienti di servizio destinati alla servitù, attività agricole collocate in una porzione della corte, quali una torchiera, una cantina, una tinera e due stalle attrezzate con mangiatoie. Gli appartamenti padronali risultavano collocati nell’ala sud, sicuramente in virtù della migliore esposizione, mentre gli ambienti destinati alle attività agricole erano posizionati sul lato opposto della corte, ovvero nell’ala nord, meno idonea a ospitare locali a uso residenziale.

Dopo la morte di Pietro Paolo i locali della villa sono stati trascurati e rimasti addirittura inutilizzati per alcuni anni, ma negli anni tra il 1734 e il 1745 sono testimoniate alcune forniture di materiali da costruzione per la tenuta di Minoprio, per i quali però non esisteva un progetto.

Il Catasto Teresiano (1755), fornisce un quadro preciso della consistenza del patrimonio dei Raimondi a Minoprio che comprendeva, oltre a una casa di propria abitazione con pianta a “C” e corte interna e giardino a sud unito all’abitazione, quattro case da massaro e numerosi terreni.

Nell’inventario del 1763 sono indicati un portale d’ingresso in pietra e un successivo portico con due colonne in pietra, nell’appartamento al piano terra si possono individuare un corridoio che consentiva l’accesso anche al giardino, una prima stanza con una finestra verso il cortile, una successiva stanza con un camino in marmo broccatello e una finestra verso il giardino, il salone principale con un camino di marmo broccatello, due finestre e un accesso diretto verso il giardino mediante una scala composta da quattro gradini in pietra, una successiva stanza con un camino di marmo nero e una finestra verso il giardino e infine un locale in asse con il salone dal quale si poteva accedere al cortile interno. La ricostruzione dell’ala nord del complesso appare più complessa, infatti il marchese Raimondi avviò una contrattazione con i proprietari della casa d’affitto posta a nord della villa.

Pietro Paolo Raimondi nel 1789 decise di procedere a un progetto di rinnovamento dell’edificio padronale per il quale si affidò a Simone Cantoni, uno dei principali protagonisti del neoclassicismo in Lombardia, aveva già raggiunto una notevole fama grazie ad alcune commesse ricevute dall’aristocrazia lombarda, in particolare nell’area comasca nel giro di pochi anni guadagnò il favore di alcune delle più importanti famiglie – Giovio, Mugiasca, Odescalchi, Cigalini – e fu autore di numerosi progetti che rinnovarono il volto della città e del contado.

L’architetto fu chiamato a ristrutturare l’edificio esistente con l’inserimento di nuove funzioni, attraverso ampliamenti e aggiunte di nuovi corpi di fabbrica e, soprattutto, la realizzazione di una nuova veste per l’edificio, aggiornata ai canoni neoclassici ormai ampiamente diffusi fra l’aristocrazia lombarda. Dopo il rilievo dell’edificio esistente l’architetto iniziò a lavorare al progetto da sottoporre all’esame del marchese Raimondi, fu restituito nel 1791 al Cantoni, ma a quella data non era stato ancora perfezionato il cambio con i fratelli Bellini relativo al fabbricati sul lato nord, necessario per dare avvio al previsto intervento di rinnovamento della villa. Inoltre il marchese non sembrava soddisfatto della soluzione proposta poiché il Cantoni elaboro nel 1792 una seconda versione del progetto che fu preferita alla prima.

Per soddisfare le richieste del committente, quindi, il Cantoni realizzò due diversi progetti e quattro varianti per il disegno della facciata principale, ma probabilmente il marchese Pietro Paolo Raimondi gli impedì di seguire con assiduità il cantiere e questo fatto, secondo l’architetto, comportò una scarsa qualità e precisione nella realizzazione dell’opera che lo spinsero ad accettare anche una decurtazione del proprio compenso. Il complesso di antico impianto era notevole e, come dimostra in particolare il Catasto Lombardo Veneto (1857), l’acquisto di “un Brolo”, appartenente in parte ai fratelli Bellini e in parte ai padri Domenicani, regolarizzò il lotto. Simone Cantoni dovette aggiungere un corpo a “U” verso il giardino creando degli appartamenti signorili, e un affaccio verso il nuovo parco posto in asse all’entrata. Il marchese Paolo Raimondi fu soddisfatto ma l’edificio non rispecchia appieno gii assunti teorici del buon gusto” tanto promulgati dalla cultura neoclassica e sapientemente interpretati da Cantoni in altre ville signorili quali ad esempio villa Olmo a Como. Dall’elenco delle visite a Minoprio del Cantoni i lavori sembravano ben avviati già nel 1793 ma, secondo gli appunti dell’architetto, nel 1797 non erano ancora completati o perlomeno non era stato portato a termine il progetto previsto.

In occasione di questi interventi furono probabilmente rinnovate anche le finiture interne, infatti anche se in assenza di documentazioni non è possibile individuare l’autore delle caratteristiche decorazioni che sembrano indicare una rielaborazione di elementi dell’ornato neoclassico eseguita probabilmente nei primi decenni del XIX secolo. Appaiono più tarde le decorazioni con motivi di gusto floreale nel locale a est del salone, ampiamente diffusi nella seconda metà del secolo.

La rappresentazione Planimetrica del Catasto Lombardo Veneto rende conto anche dei lavori eseguiti successivamente all’intervento di Cantoni, ovvero l’aggiunta di una serra e la sistemazione del viale d’accesso dalla Comasina.

Alla morte di Pietro Paolo, nel 1807, la villa passo all’unica figlia che trasferì la propria residenza a Milano e nominò un procuratore per la contabilità generale della possessione di Minoprio e la gestione dei rapporti con il fattore e i numerosi affittuari. Alla sua morte nel 1860, i beni di Minoprio, che nel frattempo erano stati accresciuti, furono trasferiti al cugino Giorgio Raimondi.

Il marchese Giorgio Raimondi si trovò cosi ad essere proprietario in quegli anni di un cospicuo patrimonio immobiliare, gravato pero da pesanti debiti, contratti probabilmente dapprima per finanziare i moti risorgimentali e successivamente durante il periodo di esilio in Svizzera, per cui aveva sottoposto a ipoteca sia il tenimento di Gironico che la villa di Fino. Rientrato in Italia nel 1856 risiedeva abitualmente a Milano e utilizzava con una certa frequenza la villa di Fino, ereditata dal marchese Innocenzo Odescalchi e collocata in posizione strategica sull’asse fra Como e Milano. La difficile situazione finanziaria, tuttavia, divenne ancora più complicata e nel giro di pochi anni furono cedute diverse proprietà immobiliari, fra le quali la villa dell’Olmo a Como e la villa di Mosino, e furono indette anche aste pubbliche per la vendita di numerosi arredi. Alla morte del marchese Raimondi, la proprietà di Minoprio fu divisa tra le due figlie Anna e Carolina.

A partire dal 1896 la villa fu oggetto di una serie di passaggi di proprietà, fino al 1926 quando Enrico Sibilia l’acquisto dalla “Società Anonima Minoprio per compera vendita di immobili”. In seguito lo stesso Sibilia, appassionato di botanica e piante rare, ebbe l’intuizione di realizzare una scuola e decise a tal fine di donare, nel 1962 l’immobile con il relativo parco alla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde. Nacque la Scuola di Orto-floro-frutticoltura (Centro Lombardo per l’incremento della Floro-Orto-Frutticoltura – Scuola di Minoprio) che nel 1980 fu trasformata in Fondazione. La villa cambiò così destinazione e da residenza nobiliare diventò sede di corsi e di ufficia. Dopo l’istituzione della scuola si susseguirono diversi interventi finalizzati a garantire il funzionamento della scuola. Si realizzarono quindi dei nuovi fabbricati all’interno del parco, si costruì la sala convegni dove in precedenza erano collocati i locali del fattore e gli ambienti destinati alle produzioni agricole, furono inoltre demoliti alcuni ambienti dell’ala nord di cui resta traccia il portico antistante la cappella che occupa il sedime della scuderia e ne riutilizza le colonne centrali.

 

Problematiche di conservazione e manutenzione

 

Stato di conservazione:

  • Buono / Eccellente

Manutenzioni ordinarie: La manutenzione ordinaria del parco è affidata agli addetti del “Centro Agricolo” della fondazione Minoprio che si occupano della cura della vegetazione esistente (taglio prati, potature, sostituzioni), della propagazione e allevamento della vegetazione da impiegare nel parco, della piantagione delle piante annualmente inserite nelle aiuole che caratterizzano il complesso. Ogni operazione di manutenzione di entità maggiore rispetto alla cura annuale della vegetazione presente è gestita come manutenzione straordinaria.

 

Manutenzioni straordinarie: Le manutenzioni straordinarie, anche di piccola rilevanza, da operare nel parco vengono discusse e determinate da un comitato in cui sono coinvolti tecnici con differenti specializzazioni della Fondazione Minoprio ed esterni che valutano le operazioni da compiere e le modalità di realizzazione dell’intervento. Il comitato si riunisce annualmente, prima dell’avvio dell’anno scolastico, per determinare le aree di intervento per la riqualificazione del parco, anche valutandone l’attuabilità attraverso la programmazione di laboratori didattici coinvolgendo gli alunni della scuola dei differenti gradi e classi. Ogni intervento viene progettato nel dettaglio, valutando attentamente materiali da utilizzare, modalità di realizzazione esaminando anche eventuali tecniche innovative per le quali programmare dimostrazioni e laboratori con aziende specializzate, tempi di attuazione anche in relazione alle aperture del parco, analisi economicar. Gli allievi vengono coinvolti nei progetti attraverso presentazioni da parte dei tecnici-docenti della Fondazione Minoprio e attraverso la partecipazione alle dimostrazioni e ai laboratori di aziende specializzate. Il comitato inoltre si riunisce ogni volta si renda necessario un intervento che esuli dalla manutenzione ordinaria, di cui è comunque mantenuto al corrente.

La costituzione di un comitato di questo tipo negli anni ha permesso la riqualificazione e il rinnovamento di parti anche importanti di parco, mantenendo chiari gli obiettivi in merito a conservazione dell’impianto del parco e degli esemplari monumentali esistenti, arricchimento del patrimonio botanico, implementazione dei percorsi didattici e di ecoturismo, ampliamento delle opportunità di offerta di spazi per eventi privati.

Ossanna Cavadini, Simone Cantoni architetto, Milano, Electa, 2003.