Giardino di Villa Burba

>>Giardino di Villa Burba
Giardino di Villa Burba2020-10-01T14:32:30+00:00
I primi documenti relativi alla sua storia sono risalenti al 1635 e al 1665 e testimoniano un edificio in stretto rapporto con il parco circostante. Un connubio indissolubile che ha visto l’esistenza e la trasformazione degli edifici padronali strettamente collegati con la ridefinizione del giardino.
Con l’attestazione del catasto Teresiano datata 1723 è possibile accertare informazioni dettagliate riguardanti le aree verdi di Villa Burba.
Per quanto riguarda la proprietà, il complesso è stato della famiglia Pecchio e dei Crivelli ed è in questo contesto storico che si può trovare informazioni sull’aspetto del giardino descritto come un frutteto in parte destinato alla coltivazione di verdure, inserito tra alberi da frutta e aiuole fiorite. Il tutto è contornato da siepi di rose a spalli eretta, o di lauro lungo i giardinetti laterali, mentre attorno alla piazzetta al centro del giardino crescevano garofolini ed altri fiori. Si deduce che si tratta ancora del cosiddetto giardino all’italiana che nel corso degli anni, pur avendo visto i vari passaggi di proprietà, mantiene la sua struttura dal Settecento fino all’acquisizione della famiglia Cornaggia Medici intorno al 1870. Nel quadro di una ridefinizione complessiva degli spazi interni e della corte rustica, sulla spinta degli studi che Giovanni Cornaggia compie sulla coltivazione del baco da seta, anche il Parco subisce un ampio rinnovamento nel disegno con la comparsa di vialetti sinuosi, filari di gli alberi ordinati per formare le tipiche forme geometriche del giardino settecentesco.
Completano il quadro i decori della cinta muraria del parco, già presenti nel Seicento, costituita da un’alta muraglia movimentata da archi e portali, sormontati da gruppi statuari allegorici, che gli stessi Medici nell’ampliamento a ovest del Parco lasciarono immutata.
Oggi ritroviamo il Parco di Villa Burba, ora pubblico, cambiato per effetto del tempo, ma rimasto intatto nel suo fascino contemplativo sedimentato nell’equilibrio di grandi piante monumentali e giovani alberi che rappresentano nell’insieme un paesaggio di continuità e di memoria arborea.