Giardino Sola Cabiati - Gorgonzola

Il Giardino Sola Cabiati nasce come pertinenza della Villa adiacente, fatta costruire dalla famiglia Serbelloni presumibilmente negli ultimi anni del Quattrocento o nei primi anni del Cinquecento, nella quale sono stati scritti alcuni importanti capitoli della Storia politica, militare, sociale e culturale del nostro Paese.

Come segnalato dallo storico Damiano Muoni, un Gabrio Serbelloni (forse il primo Gabrio della dinastia) aveva avuto due figli, Cecilia e Giovanni Pietro “che morì a Gorgonzola, ove testò il 20 febbraio 1521”, probabilmente proprio nella Villa. Di quest’ultima comunque vi è testimonianza nel dialogo “La villa” scritto da Bartolomeo Taegio nel 1559: “Or dove lascio il generoso signor Giovan Battista Zarbellone, uomo sì pieno di virtù e gentilezza, che spira sempre fuor qualche bello effetto conforme alla nobiltà dell’animo suo? Questi mena parte de’ suoi giorni tranquilli nella graziosa villa di Gorgonzola, loco sì bello e ameno che fa istupire chi lo vede”). Non è dato sapere quale fosse all’epoca la conformazione del Giardino.

Una sua precisa descrizione si ritrova invece nella mappa del Catasto di Carlo VI (noto anche come Catasto Teresiano), redatta dal 27 marzo al 17 maggio 1721 dal geometra Sebastiano Brunner.

Come documentato da tale mappa, il giardino era delimitato a nord dalla maestosa Villa Serbelloni e, ad est e ovest, da due affascinanti canali che tracciavano il loro percorso dal Naviglio Martesana, portando con sé l’acqua necessaria all’irrigazione del giardino e dei campi adiacenti.

All’epoca esso era un giardino all’italiana al quale si accedeva dalla Corte Maggiore della Villa Serbelloni, caratterizzato come tutti i giardini di quella tipologia da un impianto formale, arricchito da statue e composto da un sistema di viali ortogonali che disegnavano una sorta di grande scacchiera ordinata, con al centro un rondò circolare.

Al Giardino si affiancava ad ovest un brolo accessibile dalla Corte Bruciata, nel quale venivano coltivati frutti ed ortaggi per il soddisfacimento delle necessità domestiche. Alla fine del XVIII secolo, però, in Europa si diffondeva un nuovo concetto ispiratore del giardino, concepito come imitazione della natura e delle opere dell’uomo (bosco naturale, finte grotte, finti ruderi, tempietti, statue ecc). La tendenza ebbe origine in Gran Bretagna e perciò la tipologia di tali giardini venne definita “all’inglese”.

A Milano, poco distante da Palazzo Serbelloni, un “giardino all’inglese” venne realizzato nella Villa del Conte Ludovico Barbiano di Belgiojoso. Forse influenzata da quest’ultimo, nel 1808 Maria Luigia Serbelloni Busca incaricò l’architetto Simone Cantoni (già progettista del Palazzo Serbelloni di Milano, nonché del Mausoleo Serbelloni e del nuovo cimitero di Gorgonzola) di adeguare alla nuova tendenza il Giardino della Villa di Gorgonzola.

La trasformazione fu radicale: l’antico brolo fu accorpato al Giardino, e all’interno di quest’ultimo venne portata la Roggia Serbellona, che in precedenza correva ad est della strada d’accesso alla Villa e che diventò così un importante e gradevole elemento di arredo. Una parte della porzione a nord-est venne unita alla Corte Padronale antistante la Villa, e la parte residua venne arricchita da una “peschiera” circolare, presente ancora oggi ed alimentata dalle acque del Naviglio ivi convogliate attraverso la Roggia Serbellona.

Venne scavato un laghetto e lungo la sponda sud fu costruito un piccolo imbarcadero. All’interno del laghetto fu ricavata un’isoletta ove venne collocata una piccola statua raffigurante Venere al bagno.

Nelle sue vicinanze invece fu collocata la statua in arenaria di Flora, la dea romana dei cereali e delle piante coltivate, raffigurata con una cornucopia traboccante di fiori.

Con la terra dello scavo, a est e ad ovest dello specchio d’acqua furono create due collinette- belvedere ad imitazione di un bosco naturale.

La pianta del Giardino così configurato, pressoché quadrata, fu divisa in due parti ben distinte da una diagonale, e si formò in questo modo un inusuale disegno costituito da due triangoli isosceli: quello a sud est boscoso e quello a nord ovest adibito a prato.

La divisione del Giardino in due settori fu pensata per offrire alla Villa due diverse visioni prospettiche: una più ampia e soleggiata verso Milano, l’altra ombrosa e intima, resa varia dalla presenza di alberi sempreverdi e caducifoglia e animata dal rumore dello scorrere della roggia.

La linea di successione dei Serbelloni si concluse con il duca Gian Galeazzo, passando poi attraverso la linea femminile fino ad Antonietta Busca. Il suo matrimonio con Andrea Sola Cabiati sancì l’unione delle due casate e il trasferimento di proprietà tra le prestigiose famiglie.

Il grande patrimonio dei Serbelloni si dissolse lentamente nel corso del XX secolo, fino alla quasi totale dismissione dopo il secondo Dopoguerra: tutti i possedimenti di Gorgonzola furono progressivamente venduti dal conte Gian Lodovico Sola Cabiati (1877-1972), nipote di Antonietta Busca, per far fronte alla onerosa ricostruzione del Palazzo di Milano gravemente danneggiato da bombe incendiarie nell’agosto del 1943, le quali provocarono anche la distruzione dell’archivio.

Il 7 giugno 1967 l’ormai anziano conte donò alla città di Gorgonzola il Giardino della Villa, che assunse così la funzione di parco pubblico, ricevendo dal sindaco Camillo Ripamonti la cittadinanza onoraria e l’intitolazione del parco.

Iniziarono quindi i lavori di trasformazione per adattare il parco alla sua nuova destinazione pubblica.

Nel 2007, grazie a una nuova sensibilità, venne intrapreso un progetto completo che collegò il parco al viale alberato pedonale, realizzato a partire dagli anni ’80 del secolo scorso lungo il confine orientale. Furono introdotte attrezzature tematiche che rinnovarono le aree giochi, permettendo al parco di mantenere intatta la sua preziosa identità storico-culturale, con tutte le sue caratteristiche peculiari.

Attualmente il Giardino ha conservato quasi inalterata la sua estensione, contrariamente a quanto accaduto a molti altri giardini storici, così come ha conservato uno stretto dialogo con il complesso monumentale della Villa Serbelloni, anche se col tempo la sua divisione in due settori si è andata attenuando in conseguenza dello sviluppo delle essenze arboree: mentre da un lato gli spazi sistemati a prato si sono ridotti, dall’altro il Giardino si è arricchito di vari alberi monumentali di notevolissimo valore botanico e ornamentale. Il suo paesaggio si presenta principalmente pianeggiante, con leggere ondulazioni che regalano un fascino particolare, soprattutto intorno al pittoresco lago, dove si ergono le collinette artificiali, le quali offrono notevoli variazioni altimetriche rispetto al terreno circostante, raggiungendo anche un dislivello di 4 metri. Purtroppo, la mancanza di una copertura vegetale su queste collinette rende evidente la loro vulnerabilità all’erosione. All’interno del giardino non sono presenti fontane; tuttavia, l’elemento acqua assume un ruolo di rilievo grazie alla Roggia Serbellona ed all’affascinante lago artificiale alimentato proprio dalle acque della roggia.

Nei pressi dell’ingresso est sono conservati alcuni resti, che secondo la tradizione apparterrebbero all’antico castello sul sedime del quale sarebbe stata costruita la Villa Serbelloni.

La Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Milano nel 1982 ha dichiarato che, al pari della Villa Serbelloni, il Giardino possiede le caratteristiche necessarie per essere compreso tra i beni d’interesse artistico e storico tutelati dalla Legge 1089/1939, in quanto esso costituisce “… parte integrante del complesso …” ed “è ricco di alberi secolari e pregiate essenze”.

 

Caratteri botanici storici 

Il giardino vanta, tra il suo corredo botanico, alberi maestosi e imponenti, fra cui si distinguono un magnifico Ginkgo biloba, un possente Liriodendron tulipifera, un sontuoso Platanus acerifolia e un elegante Celtis australis. Tra le altre specie arboree presenti in abbondanza troviamo l’Acer campestris, il Fagus asplenifolia, il Fagus silvatica, la Magnolia grandiflora, la Magnolia soulangeana, la Picea excelsa, il Populus canadensis e il Taxus baccata.