Monza 2017-02-15T14:19:25+00:00

Villa Reale e Parco di Monza

INFO GIARDINO

Viale Brianza, 20900 Monza (MB)

Dimensione: 40 ha

Data: seconda metà XVIII secolo

Impianto: parco all’inglese

info@reggiadimonza.it – Tel. 039 394641

Accesso: libero

Orari: invernale, 7-19 / estivo, 7-20.30

Socio ReGiS dal 2008

 

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Promossi dall’arciduca Ferdinando d’Asburgo, che affidò il progetto all’architetto di corte Giuseppe Piermarini, i giardini della residenza asburgica (poi reale), furono realizzati entro il 1783.

Nel primo impianto, formale, le aree verdi attorno alla villa erano quadripartite: a settentrione era presente un articolato labirinto, ripristinato di recente, mentre a sud era previsto un parterre con quattro aiuole.  La facciata orientale si affacciava su un terrazzamento con una grande struttura a esedra, ancora documentata nei dipinti d’inizio Ottocento, che proseguiva in un’allea con canale d’acqua tra viali alberati rettilinei. Ancor prima che l’intero giardino venisse trasformato secondo lo stile “inglese” – sperimentato dall’architetto nella zona nord-orientale – l’intero impianto fu tuttavia sostituito da un pendio naturale a prato, per valorizzare il cannocchiale prospettico che idealmente congiungeva la villa alla residenza di Schönbrunn, vicina a Vienna.

Nella parte più riservata dei giardini fu invece sperimentata – probabilmente su suggerimento di Ercole Silva, autore del trattato Dell’Arte de’ Giardini inglesi – una sistemazione informale, dove la vegetazione fu apparentemente lasciata alla naturalità, al fine di proporre una percezione unitaria con il paesaggio circostante.

La pregevolezza e l’importanza del sito, arricchito di arredi ed essenze di pregio grazie all’accurato lavoro dei giardinieri inviati da Vienna per volere di Maria Teresa d’Austria, sono attestate dalla sua fortuna iconografica fin dai primi anni del XIX secolo. L’incantevole veduta sul laghetto, in particolare, fu ritratta nelle incisioni di Gaetano Riboldi a corredo del trattato del Silva, nelle successive acqueforti dei coniugi Lose e nelle litografie di Carlo Sanquirico.

In questa zona dei giardini, in cui si attuò una delle prime realizzazioni del nuovo stile, portata a termine dagli architetti Luigi Canonica e Giacomo Tazzini, la varietà botanica, con esemplari di pregio, è il risultato dell’accurato lavoro di sapienti giardinieri: prima Luigi Villoresi, compilatore del primo “Catalogo” di piante, poi Giovanbattista Rossi e infine Giuseppe Manetti, botanico di fama internazionale che ebbe un ruolo fondamentale nell’introduzione di specie esotiche e rare.

Dal laghetto, con il Tempietto sullo sfondo, la grotta con la statua di Nettuno e l’adiacente Giardino Roccioso, si può scendere verso il grande prato che fronteggia la villa, seguendo il ruscello tra la vegetazione, per raggiungere l’Antro di Polifemo, citato e illustrato nel trattato del Silva, le Mura Neogotiche e la Torretta belvedere, posta su un’altura naturale.